FONDAZIONE ERICE ARTE

comune di Erice

  • Facebook
  • Youtube

Il Castello di Venere

castello di venere ad Erice

Le origini e gli interventi Normanni

Le origini di Erice sono indissolubilmente legate al sacro "thémenos", il santuario a cielo aperto dedicato al culto dell’Afrodite greca e della Venere Ericina romana, luogo che attirava popolazioni provenienti da ogni parte del Mediterraneo e dove, secondo Diodoro Siculo, Erice, figlio di Bute e di Afrodite stessa, aveva eretto il tempio dedicato alla propria madre e fondato la città. Nel "thémenos" i marinai di passaggio si univano alla dea tramite l’amplesso con le jeròdulai, le sacerdotesse del tempio, giovani prostitute dispensatrici di sensualità e passione.  

Il Castello di Venere era anticamente collegato attraverso un ponte levatoio, lo stesso del quale fa menzione il geografo arabo Ibn-Giubayr (sec.XII), con le cosiddette Torri del Balio. Nel Castello dimorarono i maggiori rappresentanti dell’autorità regia fra cui il Castellano che amministrava la giustizia penale e che annoverava, tra i suoi compiti principali, la direzione del carcere e la manutenzione della fortezza il Bajulo che soprintendeva alla giustizia civile oltre che al controllo sul pagamento delle tasse. L’area circostante il Castello assunse il nome di “Balio” proprio dalla figura del Bajulo del regno.

Quello che resta oggi dell’antica fortezza fu opera dei Normanni. Al suo interno sono stati rinvenuti - e, anche, purtroppo, perduti - elementi architettonici a supporto del percorso storico, essenzialmente riferibili alla ricostruzione medievale della fortezza, in cui erano stati riutilizzati anche frammenti dell'antichissimo santuario, e alla riedificazione del tempio in epoca romana.

Il Giardino e le Torri del Balio

Dopo il definitivo decadimento dal ruolo di fortezza del castello, delle antiche torri normanne restavano soltanto ruderi e la spianata su cui i cartaginesi avevano eretto le prime fortificazioni era abbandonata all'incuria. Sul finire dell'Ottocento, il conte Agostino Pepoli concluse con l'amministrazione della città un accordo secondo il quale avrebbe bonificato a proprie spese l'intera area e ricostruito le torri, che sarebbero rimaste di sua proprietà. Risultati dell'intraprendenza del ricco e colto mecenate furono, dunque, la riedificazione della torre pentagonale, distrutta nel XV secolo, e della cortina merlata a protezione dell'area interna, nonché la realizzazione del giardino pubblico "all'inglese" del Balio. Quest'ultimo, insieme alla torretta che Pepoli fece costruire sul versante di nord-ovest della rupe del castello, - oggi, dopo anni di abbandono, in corso di restauro e destinata alla nuova funzionalità di "Osservatorio per la Pace" - è indiscutibilmente, uno dei simboli di Erice.

Il sito e le aree di interesse

La rocca sulla quale nel medioevo venne edificato il Castrum Montis Sancti Juliani, conosciuto tradizionalmente come “Castello di Venere”, fu frequentata dalle popolazioni locali sin dalla preistoria, come attesta il ritrovamento di molti oggetti in pietra, ceramica e bronzo rinvenuti nell’area.

A partire dall’età Arcaica (VII-VI a.C.), così come testimoniato dalle fonti storiche e soprattutto da alcune iscrizioni ritrovate ad Erice, il sito fu sede di un Santuario dedicato al culto di una importante divinità femminile della fecondità. La notorietà del Santuario, nel quale si praticava la prostituzione sacra, così come in altri coevi santuari sparsi lungo le principali rotte marittime del Mediterraneo, si accrebbe dopo la conquista della Sicilia da parte dei Romani (III a.C.) che identificarono la dea con Venere portando il suo culto anche a Roma dove furono dedicati due templi a Venere Ericina.

Dopo un lungo periodo di declino, durato dalla tarda antichità all’alto medioevo quando gran parte dei resti del santuario andarono perduti, nell’area venne edificata una piccola chiesa dedicata a Santa Maria della Neve, forse in concomitanza con la costruzione del castello da parte dei Normanni (XI-XII sec.). In età moderna l’area intorno al castello subì ulteriori manomissioni a partire dalla costruzione dell’attuale rampa di accesso (nel XVI sec.) che sostituì l’antico ponte levatoio, colmando il fossato che divideva la parte bassa fortificata (noto con il toponimo di castello del “Balio”) dal nucleo sulla rocca. Ulteriori interventi di restauro e manomissioni furono condotti dal conte Pepoli nel XIX secolo; infine, scavi archeologici eseguiti dalla Soprintendenza alle

Antichità nel 1930-31 e condotti dal Cultrera, modificarono ulteriormente gli spazi interni del monumento, con l’abbattimento di muri e l’apertura di saggi di scavo grazie ai quali è stato possibile individuare solo parzialmente le antiche strutture relative al recinto sacro del santuario.

Visita virtuale

Consulta la mappa del Castello riprodotta qui di seguito. Clicca sulle icone arancioni per maggiori approfondimenti su i principali luoighi di interesse del Castello.

Il Santuario di Venere Ericina

Il Santuario di Venere Ericina

Conosciamo solo pochi resti ancora conservati dell’antico luogo di culto, mentre abbiamo notizia dalle fonti storiche di alcune delle feste e dei riti che vi si praticavano, come quello legato al volo delle colombe che celebrava la partenza della dea (anagóghia) verso l’Africa a Sicca Veneria e il suo ritorno (katagóghia). È ipotizzabile, sulla base del calendario romano dei fasti prenestini, che le due feste ricorressero il 23 aprile e il 25 ottobre corrispondenti all’inizio e al termine della bella stagione. Alcune iscrizioni ritrovate fra le rovine del castello, ma anche nell’area dell’abitato di Erice, ci informano sulla continuità di vita del Santuario adattato alle differenti influenze culturali di questo territorio. Abbiamo così una dedica in fenicio ad Astarte, una in lingua greca ad Afrodite e alcuni frammenti in latino con dedica a Venere, testimonianze epigrafiche che mostrano una continuità di culto e una sostanziale identità fra le tre divinità.

Gli scavi archeologici del 1930-31 hanno messo in luce alcuni gradini dell’antico accesso e diversi tratti di muri interpretati come resti del temenos (recinto sacro) che includeva in antico al suo interno, secondo le notizie di Eliano, un altare all’aperto. Una moneta del console romano Considio Noniano (57 a.C.) raffigura sul rovescio un tempio di tetrastilo o rotondo in cima ad una roccia cinta da mura turrite con legenda ERUC.

Le strutture murarie relative all’antico recinto che chiudevano l’area sacra sono riconoscibili dalla tecnica muraria che utilizza grandi blocchi squadrati di arenaria, mentre le strutture di età medievale e moderna furono realizzate con pietrame informe di calcare locale. Dagli scavi archeologici compiuti dal Cultrera non emersero indizi relativi al tempio, testimoniato solo da alcuni elementi architettonici, sparsi sulla spianata, fra i quali alcuni frammenti di fregi e rocchi di colonne in stile dorico.

L'Edificio termale romano

Gli scavi archeologici del 1930-31 portarono in luce, a ridosso della parte più settentrionale del recinto fortificato, un piccolo edificio termale di età romana, del quale, al momento della scoperta, si conservava ancora parte del calidarium, a pianta quasi quadrata di circa 5,5 metri di lato, e in particolare avanzi delle suspensurae (pilastrini che sostenevano un pavimento destinato a formare un’intercapedine nella quale circolava il calore) realizzate con piccoli mattoni quadrati, ormai scomparsi. A fianco del calidarium, verso ovest, venne alla luce un piccolo ambiente con pavimento a mosaico in tessere bianche, mentre ad est furono rinvenute le tracce del prefurnium (l’ambiente dove veniva prodotta per combustione l’aria calda destinata a riscaldare le terme) ormai distrutto.

Lo scavo non rilevò tracce di strutture antiche in tutta la zona posta a nord-est dell’impianto termale, sottoposta certamente a numerose manomissioni in età medievale e moderna. La presenza dell’edificio termale induce ad ipotizzare che i fedeli che si avvicinavano all’area sacra lo dovessero fare in uno stato di purità e, quindi, solo dopo un bagno rituale.

Il Muro di Dedalo

Il mito, narrato dallo storico Diodoro Siculo, racconta che “presso Erice esisteva una roccia a picco così alta che le costruzioni circostanti il tempio di Afrodite minacciavano di finire nel precipizio. Dedalo consolidò queste costruzioni, circondò la roccia con un muro e ne allargò la sommità in modo mirabile. Successivamente consacrò ad Afrodite Ericina un’arnia d’oro, lavoro straordinario che imitava in modo perfetto una vera arnia”.

Dedalo era un mitico architetto cretese costruttore del labirinto dove era stato rinchiuso il Minotauro, che giunto nell’isola, ospite del re Sicano Cocalo, edificò alcune opere mirabili. La tradizione erudita ha sempre ritenuto che il grande muro nella parte nord-orientale della rocca, edificato con blocchi squadrati disposti in assise orizzontali e conservatosi per una lunghezza di circa 7 metri e 4,80 metri in altezza, fosse da identificare con un tratto del muro realizzato da Dedalo. Certamente, si tratta di una delle poche testimonianze architettoniche dell’antichità superstiti sulla rocca di Venere la cui datazione per la tecnica edilizia sembra risalire al IV-III secolo a.C.

La Chiesa di santa Maria delle neve

Alcune leggende legano la distruzione del tempio di Venere alla cristianizzazione dell’area. Si racconta che l’antico santuario pagano crollasse la notte stessa della nascita di Gesù; un’altra tradizione narra che la distruzione del tempio sia stata voluta dall’Imperatore Costantino.

La chiesa, dedicata a Santa Maria della Neve, nota dalle fonti almeno dall’età tardo medievale, occupava la balza rocciosa intermedia al centro del castello; di essa non rimane più alcuna traccia. La sua ubicazione era ancora rilevabile dalla pianta disegnata dal Carvini nella seconda metà del XVII secolo. L’edificio presentava un’unica navata orientata in direzione Est-Ovest, con l’accesso principale su quest’ultimo lato e comunicava con la spianata del tempio attraverso una scaletta che il Cultrera, durante gli scavi archeologici, mise in relazione con un ingresso laterale della chiesa. Nel pianoro sottostante la chiesa era un quadriportico ad essa connesso, leggibile nella pianta del Carvini, e del quale rimangono resti del perimetro e la base di una delle colonnine angolari. Dalla scarsa documentazione nota si può ipotizzare che la chiesa di Santa Maria della Neve avesse caratteristiche comuni ad altre chiese campestri di età medievale i cui resti insistono ancora oggi lungo le pendici del Monte Erice.

Si tratta di piccole chiese rurali o luoghi di eremitaggio che presentano generalmente una pianta ad unica navata con orientamento in direzione est-ovest e talvolta connesse ad altri edifici. È il caso della chiesa tardo-medievale dedicata a Santa Maria della Scala, ubicata lungo la via Sant’Anna, principale strada di comunicazione fra Trapani ed Erice, oppure quella di Sant’Ippolito, posta lungo il versante opposto del monte lungo l’antica strada proveniente da Segesta.

Il pozzo di Venere

Secondo la leggenda, questo era il luogo dove Venere si bagnava. Per alcuni studiosi, invece, sarebbe stato un granaio: si tratta, in realtà, di un’ampia cisterna interamente scavata nel banco roccioso, usata per contenere l’acqua raccolta sulla spianata che doveva ospitare il tempio. L’epoca della sua escavazione è imprecisata, trattandosi di un modello di struttura ipogeica in uso dall’antichità fino ai giorni nostri.

Ha sezione a campana, una profondità di circa 6 metri e un diametro alla base di 6,85 metri. Le pareti conservano ancora parte del rivestimento in malta e cocciopesto che le rendeva impermeabili, il fondo è costituito dal piano naturale della roccia, appositamente inclinato per la raccolta dell’acqua. Non sono stati trovati all’interno canali di adduzione delle acque, ma ciò potrebbe essere motivato dalla totale distruzione degli edifici esterni collegati in qualche modo alla cisterna. È comunque ipotizzabile che il muro perimetrale, che attualmente chiude l’imboccatura del pozzo, sia un’opera recente.

Gli scavi del 1930-31 rilevarono, nell’area a sud e ad est del pozzo e forse in relazione con questo, una serie di ambienti, disposti ad “L” che si addossavano lungo il perimetro murario esterno del castello. L’ultimo dei vani dell’edificio, quello più orientale, presentava un pavimento a mosaico realizzato con tessere bianche di calcare. Le ricerche non evidenziarono né l’esatta cronologia degli edifici né la loro possibile funzione.

Visita reale: prezzi biglietti di ingresso ed orari

Biglietto intero (ADULTI)

PREZZO A PERSONA: 4,00 € (12,00 € in caso di biglietto integrato Castello + Museo + Torretta + Quartiere Spagnolo + Erice in miniatura)

Biglietto ridotto

Chi ne ha diritto:

  • ragazzi da 11 a 16 anni, purché accompagnati;
  • cittadini ericini e/o gruppi diversi autorizzati dal Comune;
  • ultra 65enni e gruppi di anziani superiori a 15 unità;
  • scolaresche in gruppi non inferiori a 15 unità e non superiori a 40 unità e loro accompagnatori;
  • gruppi turistici non inferiori a 15 unità e non superiori a 40 unità e loro accompagnatori;
  • studenti universitari;
  • servizio integrato con i parcheggi a valle e trasporto funiviario;
  • servizio integrato in card e pacchetti con operatori turistici;
  • scolaresche in gruppi superiori a 40 unità e loro accompagnatori;
  • gruppi turistici superiori a 40 unità e loro accompagnatori.

PREZZO A PERSONA: 2,00 € (6,00 € in caso di biglietto integrato: Castello + Museo + Torretta + Quartiere Spagnolo + Erice in miniatura)

Biglietto gratuito

Chi ne ha diritto:

  • bambini sino a 10 anni purché accompagnati;
  • alunni delle Scuole, pubbliche e private, con sede nel Comune di Erice;
  • diversamente abili;
  • per tutti gli utenti in occasione delle “Settimane della Cultura” e/o di altre iniziative analoghe promosse dal Ministero per i beni Culturali, dal Ministero per la Pubblica Istruzione e dalla Regione Siciliana, fatte salve eventuali attività di emissione di biglietti per la copertura dei costi in presenza di particolari eventi musicali e/o artistici;
  • personale in servizio del Comune o degli Uffici della competente Soprintendenza BB.CC. ed Archeologici nell’espletamento delle proprie funzioni;
  • cittadini onorari del Comune;
  • personalità partecipanti a convegni, riunioni, incontri direttamente organizzate e/o patrocinate dal Comune di Erice;
  • guide e accompagnatori turistici nell’esercizio delle proprie funzioni.